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PNIEC

Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (PNIEC) da rivedere, Italia promossa con riserva: raccomandazioni e obiettivi ue 2030

Lo scorso 18 dicembre, nelle sue valutazioni generali, la Commissione Europea ha annunciato che i Pniec dei 27 Stati membri UE sono da rivedere. In vista degli obiettivi UE, i Piani nazionali sull’energia e il clima devono essere migliorati, servono ulteriori sforzi. Anche il nostro Paese deve fare di più a tutti i livelli e, in particolare, per le misure che riguardano la riduzione delle emissioni di CO2.

Nel complesso, i Pniec italiani non permettono di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea. Bruxelles ha chiesto chiarimenti all’Italia sulle traiettorie di sviluppo delle rinnovabili nel prossimo decennio e sulle autorizzazioni ai progetti. Il giudizio della Commissione Europea sulle politiche per le rinnovabili e l’efficienza energetica è positivo ma con delle riserve.

Quali sono le lacune dell’Italia e degli altri Stati membri UE che possono ostacolare il raggiungimento degli obiettivi europei?

Pniec da rivedere: Piani nazionali da migliorare

In una nota, la Commissione europea ha specificato che le attuali bozze dei Piani nazionali sull’energia e il clima consentiranno di abbattere le emissioni di gas serra del 51% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Il target di riduzione UE risulta del 55%, quindi mancherebbero 4 punti percentuali per raggiungere l’obiettivo.

Riguardo alle rinnovabili, con i Pniec si arriverebbe ad un 38-39% di energie pulite sul consumo energetico lordo finale. In tal caso, l’obiettivo UE (secondo la direttiva Red 3, che prevede il 42,5% obbligatorio con l’aspirazione ad arrivare al 45%) non verrebbe raggiunto per 3-4 punti percentuali.

In linea generale, i Pniec inviati a Bruxelles sono insufficienti anche riguardo all’efficienza energetica. I 27 Stati membri dell’Ue potrebbero ridurre il consumo energetico finale del 5,8% a fronte di un obiettivo fissato dalla nuova direttiva EED dell’11,7% al 2030.

Non meno importante è la questione piuttosto urgente di eliminare progressivamente l’utilizzo dei combustibili fossili nella produzione di energia, soprattutto quelli solidi (il carbone). La Commissione UE ha precisato che il persistere dei sussidi ai combustibili fossili in tutti i Paesi UE (inclusi i trasporti) rappresenta un ulteriore ostacolo al percorso europeo verso la neutralità climatica.

Le versioni finali dei Pniec dovranno essere inviate alla Commissione entro il 30 giugno 2024.

Pniec su rinnovabili ed efficienza energetica: valutazioni UE sul Piano italiano

Come accennato, dalla bozza di Pniec inviata questa estate dall’Italia alla Commissione UE sul fronte delle rinnovabili e dell’efficienza energetica risulta che il nostro Paese è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi europei al 2030, pur con qualche incognita e raccomandazione aggiuntiva da parte di Bruxelles.

La vera lacuna italiana riguarda le emissioni di gas serra: si rischia di non centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Nel complesso, la riduzione di emissioni di gas serra totali previste dall’Italia sarebbe di -35/-37% a fronte del target europeo di -43,7% al 2030.

Un’altra mancanza del Piano italiano segnalato è questa: non contiene traiettorie per i combustibili rinnovabili di origine non biologica (RFNBO).

Efficienza energetica e rinnovabili: Piano italiano ambizioso ma servono chiarimenti

Sul fronte delle tecnologie verdi, il Piano italiano aggiornato prevede un contributo pari al 40,5% di rinnovabili nel consumo energetico finale lordo. Un valore leggermente superiore all’obiettivo Ue del 39% risultante dall’allegato II del Regolamento Ue 2018/1999 sulla “governance dell’Unione dell’energia e dell’azione per il clima”. L’Italia, in realtà, nel settore elettrico risulta particolarmente ambiziosa: punta al 65% di rinnovabili che equivale a circa 238 TWh di produzione di elettricità da Fer al 2030.

La Commissione Ue definisce altrettanto ambizioso, oltre che completo, informativo e dettagliato, il Pniec aggiornato relativo all’efficienza energetica al 2030 per il risparmio energetico e gli obblighi del settore pubblico. E’ stata ben considerata la priorità dell’efficienza energetica, seppure non esplicitamente menzionata nel testo del Piano. Il problema, secondo la Commissione, è che il Pniec italiano non fornisce stime delle fonti di finanziamento e delle necessità finanziarie in gran parte delle misure proposte, due elementi essenziali per assicurare l’attuazione tempestiva delle misure.

Il Piano non fornisce informazioni sufficienti neanche su investimenti e misure legate a ricerca, innovazione e competitività in merito alle tecnologie energetiche pulite, al superamento di certe lacune di competenze individuate ed all’incremento delle capacità produttive per le tecnologie a zero emissioni.

Le richieste di Bruxelles al governo italiano

Bruxelles ha sollecitato l’Italia a fornire, nella versione finale del Pniec, stime sulle traiettorie ed un piano a lungo termine per la diffusione delle rinnovabili nel prossimo decennio, entro il 2040. Nel Piano dovrà essere incluso anche un obiettivo indicativo per le tecnologie innovative delle rinnovabili entro il 2030 e proiezioni su domanda e offerta di bioenergia per settore, inserendo dati sulle importazioni e sulla fonte della biomassa forestale usata per l’energia.

Un’altra richiesta all’Italia da parte della Commissione Ue è quella di includere nel Piano politiche e misure dettagliate per permettere di raggiungere tempestivamente (e in modo economicamente vantaggioso) il contributo nazionale al target vincolante di almeno il 42,5% di rinnovabili nel 2030. Nel Piano definitivo occorrerà descrivere in che modo il governo italiano intende facilitare l’autorizzazione ai progetti Fer attraverso procedure semplificate e più rapide.

Di sicuro, il nostro Paese dovrà moltiplicare gli sforzi in termini di emissioni con politiche e provvedimenti aggiuntivi nei settori edilizia, agricoltura e trasporti. Bisognerà monitorare anche le emissioni diverse dall’anidride carbonica come metano, gas fluorurati e N2O derivanti da processi industriali. In più, sarà necessario individuare il numero di emissioni CO2 da catturare annualmente fino al 2030, inclusa la fonte generatrice.

Fratin: l’Agrivoltaico è una chiave di volta per la decarbonizzazione

Nel commentare le valutazioni della Commissione Ue, il ministro Pichetto Fratin ha ricordato il decreto da lui firmato il 22 dicembre che punta all’installazione entro il 30 giugno 2026 di almeno 1.04 gigawatt di sistemi agrivoltaici avanzati con moduli ad alta efficienza. Questo decreto è già stato approvato dalla Commissione europea.

Fratin ha voluto evidenziare che la diffusione dell’Agrivoltaico è una chiave di volta per la decarbonizzazione in un settore (quello agricolo) decisamente strategico. Tale diffusione va fatta mediante un uso sostenibile e intelligente del suolo, capace di aiutare l’ambiente, la produzione e lo sviluppo delle rinnovabili.

Gli impianti previsti verranno finanziati con due misure:

  • La concessione di un contributo in conto capitale (fino al 40% dei costi ammissibili);
  • Una tariffa incentivante sulla generazione di energia elettrica netta immessa in rete.

Il ministro ha concluso dichiarando che l’agricoltura italiana, la cui eccellenza è riconosciuta in tutto il mondo, grazie all’Agrivoltaico sarà ancora più protagonista della transizione energetica e green.

Pniec: criticità emerse in Italia e raccomandazioni da Bruxelles

Le raccomandazioni pubblicate dalla Commissione Europea rivelano che c’è ancora molto lavoro da fare in termini di diffusione delle rinnovabili e di clima. Esistono, ad oggi, lacune contenutistiche e metodologiche e criticità nei Piani nazionali degli Stati membri dell’Ue da risolvere assolutamente. La Commissione ha adottato 20 raccomandazioni in vista degli aggiornamenti dei Pniec ed altre 4 per il raggiungimento della neutralità climatica.

Occorre spingere sull’acceleratore per raggiungere gli obiettivi di una transizione ecologica ed energetica ottimale, in linea con le indicazioni della COP28 di Dubai.

Ecco una sintesi delle criticità emerse in Italia dalla valutazione di Bruxelles. Le carenze e insufficienze in Italia interessano diversi fattori, ne segnaliamo otto, quelli principali.

1.Chiarezza su obiettivi e misure.

Nel Piano manca la chiara individuazione di misure, obiettivi, politiche e contributi. Come verranno raggiunti i target delle varie dimensioni legate all’energia relativi al pacchetto Fit for 55 e REPowerEU Plan?

2. Trasparenza nel processo di consultazione.

Risulta una mancanza di dettagli sul coinvolgimento di autorità, cittadini e stakeholder in fase di elaborazione del Piano. Manca un serio confronto con la società civile nel processo di elaborazione del Pniec 2023.

3. Neutralità climatica e adattamento ai cambiamenti climatici.

In base ai dati disponibili, la Commissione reputa insufficienti i progressi dell’Italia riguardo alle neutralità climatica. La riduzione delle emissioni nei settori non-ETS è del 35-37% rispetto al 43,7% previsto per il nostro Paese dal Regolamento Effort Sharing (ESR) a fronte del 51% fissato dal PNRR, distante dal 65% necessario per l’obiettivo di 1.5°C. Il PNIEC non include un’analisi adeguata delle vulnerabilità e dei rischi climatici rilevanti.

4. Riduzione delle emissioni.

Come detto, il nostro Paese non è in linea con i target di riduzione delle emissioni nei settori non-ETS e LULUCF entro il 2030. Manca un’azione concreta di riduzione delle emissioni del settore agricolo, il Piano trascura la riduzione delle emissioni non-CO2 (in particolare di metano).

5. Phase-Out.

Il Piano non valuta l’adeguatezza nel lungo periodo delle infrastrutture petrolifere italiane (raffinerie, scorte petrolifere) e non affronta a sufficienza l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente (inclusi quelli per i combustibili fossili).

Il Pniec non fornisce informazioni su specifiche misure legate all’elettrificazione a base rinnovabile sia nei processi industriali sia in sostituzione dei combustibili fossili impiegati per il riscaldamento industriale. Non include sufficienti informazioni su misure e investimenti necessari per sostenere le tecnologie a zero emissioni e per superare le carenze di competenze individuate riguardo alle tecnologie dell’energia green. 

La Commissione ha chiesto all’Italia in che modo intende eliminare l’uso di carbone per la produzione di energia (impegni, misure) e quando intende eliminare i sussidi ai combustibili fossili.

6. Politiche sociali e di transizione

Il Piano non affronta adeguatamente le implicazioni occupazionali e sociali della transizione energetica. Manca di obiettivi chiari e misure di sostegno, di un obiettivo per ridurre la povertà energetica e per risolvere il problema della carenza di competenze per la transizione energetica e digitale.

7. Bioenergie

Pur fornendo le quote previste di bioenergia per settore (elettricità, riscaldamento e raffreddamento e trasporti), il Piano non contiene proiezioni su domanda e offerta di bioenergia per ciascun comparto e non fornisce dati su importazioni e fonte di biomassa forestale impiegata per l’energia.

8. Politiche e misure complete per contribuire all’efficienza energetica e alla resilienza del sistema energetico

La Commissione incoraggia l’Italia a definire politiche e misure complete riguardo ai contributi nazionali sull’efficienza energetica. Deve includere programmi di finanziamento e schemi di sostegno precisi e validi. Inoltre, suggerisce di fissare obiettivi chiari allo scopo di migliorare la capacità di interconnessione elettrica.

E’ necessario integrare politiche e misure per assicurare la resilienza del sistema energetico, in particolare per lo stoccaggio di energia.

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Francesco CIANO

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