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Direttive Case Green

Direttiva Casa Green

Direttiva Case Green: cosa prevede, obiettivi per il fotovoltaico

Dopo un anno di dibattiti, il Parlamento Europeo ha approvato la versione definitiva della Direttiva Case Green proposta nel 2021 come parte del pacchetto Fit for 55. Questo pacchetto punta a ridurre il consumo energetico e le emissioni di gas serra degli edifici entro il 2030. Attualmente, gli edifici nell’Unione Europea sono responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra secondo una valutazione della Commissione europea. L’obiettivo è rendere neutrale il settore edilizio a livello climatico entro il 2050.

Per l’adozione definitiva, a questo punto, si attende il via libera da parte dei singoli Stati membri UE. Manca soltanto il voto del Consiglio UE e la pubblicazione in Gazzetta Europea.

Il confronto con i Paesi dell’Unione Europea ha portato alla modifica di numerose misure che sono state ‘ammorbidite’. Rispetto alla prima versione, il testo risulta più flessibile. Quali sono le novità che cambieranno l’efficienza energetica delle nostre case? In che modo si dovrebbe raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero?

L’EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) prevede emissioni zero per i nuovi edifici dal 2030, una progressiva ristrutturazione degli immobili, a cominciare dagli edifici che registrano le performance peggiori. Le caldaie a gas saranno consentite fino al 2040.

Il testo entrerà in vigore nell’UE entro il 20° giorno dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, i Paesi membri avranno 24 mesi di tempo per recepire la direttiva, Quindi, dovremo attendere il 2026 per vederla nel nostro ordinamento.

Cosa cambierà per il nostro Paese? In che modo bisognerà ristrutturare le nostre case?

Direttiva Case Green: cosa prevede?

La Direttiva Case Green appena approvata (nota anche come Direttiva sulla Prestazione Energetica in Edilizia – EPBD) va a modificare norme già esistenti nell’UE al fine di ridurre gradualmente i consumi energetici e le emissioni di gas serra degli edifici. L’obiettivo finale è la neutralità climatica con emissioni zero entro il 2050.

La Direttiva Case Green lascia ampio margine ai governi nazionali degli Stati membri in termini di modalità di applicazione.

Dal 2028 i nuovi edifici non residenziali dovranno risultare a emissioni zero. L’obbligo per gli edifici residenziali partirà dal 2030. L’unica norma ‘stringente’, che entrerà in vigore entro pochi mesi, è il divieto di incentivare l’acquisto di caldaie a metano che, tuttavia, potranno essere acquistate fino al 2024.

Riguardo agli edifici residenziali non di nuova costruzione, gli Stati membri dovranno adottare misure idonee a garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata (rispetto al 2020) del 16% almeno entro il 2030 (del 20-22% almeno entro il 2035).

I Paesi membri dovranno ristrutturare almeno il 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni entro il 2030 (il 26% entro il 2033) determinando requisiti minimi nazionali di prestazione energetica: l’intero settore dell’edilizia dovrà rispettare tali requisiti.

Con l’obiettivo di eliminare progressivamente l’uso dei combustibili fossili entro il 2040, gli Stati membri saranno tenuti a spiegare in che modo vorranno adottare misure vincolanti per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento e di raffreddamento. Dovranno aggiornare il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) entro il 30 giugno 2024 definendo strategie, investimenti e politiche da attuare.

A decorrere dal 2025, scatterà il divieto di concedere sovvenzioni a caldaie autonome che sfruttano combustibili fossili. Gli incentivi finanziari saranno ancora validi per quei sistemi di riscaldamento che utilizzano una quantità consistente di energia pulita come quelli caratterizzati dalla combinazione di una caldaia con una pompa di calore o un impianto solare termico.

Saranno esclusi dagli obblighi della nuova normativa gli edifici storici e agricoli. I governi dei Paesi UE potranno anche decidere di escludere edifici protetti per il loro valore storico o architettonico, edifici temporanei, chiese e luoghi di culto.

Direttiva Case Green: obiettivi per il Fotovoltaico, calendario

Entro il 2030, gli Stati membri UE dovranno garantire la graduale applicazione di impianti solari in tutti i nuovi edifici residenziali, negli edifici non residenziali e pubblici, se l’operazione si rivelerà economicamente e tecnicamente fattibile.

La direttiva EPBD dedica un articolo specifico all’energia solare negli edifici (di nuova costruzione e in fase di ristrutturazione). Occorre sfruttare in modo efficiente le potenzialità degli impianti fotovoltaici e solari termici: questo è uno dei ‘sotto obiettivi’ contenuti nel testo definitivo della direttiva. Sono stati stabiliti nuovi obblighi UE secondo un preciso calendario per l’integrazione degli impianti solari negli edifici residenziali, commerciali e pubblici.

Le nuove costruzioni dovranno essere progettate in modo tale da ottimizzare la produzione di energia pulita in base all’irraggiamento solare del sito installando tecnologie efficienti in termini di costi secondo le nuove semplificazioni introdotte dalla Direttiva RED II per l’energia solare.

L’abbinamento di pannelli solari con caldaie a pompa di calore costituisce una delle strategie più efficaci per migliorare la classe energetica degli edifici.

Come detto, la Direttiva Case Green ha definito un calendario preciso per l’integrazione di impianti fotovoltaici e solari. L’installazione dovrà avvenire entro il:

  • 31 dicembre 2026 su tutti i nuovi edifici non residenziali e pubblici con superficie coperta utile superiore a 250 metri quadri; 
  • 31 dicembre 2027 su tutti gli edifici pubblici con superficie coperta utile superiore a 2.000 metri quadri;
  • 31 dicembre 2028 su tutti gli edifici pubblici con superficie coperta utile superiore a 750 metri quadri;
  • 31 dicembre 2030 su tutti gli edifici pubblici con superficie coperta utile superiore a 250 metri quadri;
  • 31 dicembre 2027 sugli edifici non residenziali già esistenti con superficie coperta utile superiore a 500 metri quadri, se sottoposti ad una ristrutturazione rilevante o intervento che necessita di autorizzazione amministrativa per ristrutturazioni edilizie, installazione di un sistema tecnico edile o lavori sul tetto;
  • 31 dicembre 2029 su tutti i nuovi edifici residenziali e su tutti i nuovi parcheggi coperti prossimi agli edifici.

Gli Stati membri dovranno adottare politiche e misure legate all’installazione dei nuovi sistemi solari in ambito edilizio tenendo conto anche dell’integrità strutturale e dell’isolamento di tetti e attici. Nell’adempiere agli obblighi della nuova norma, un Paese membro potrà misurare la superficie del piano terra piuttosto che la superficie coperta utile degli edifici, a patto che dimostri la corrispondenza ad una capacità installata equivalente di adeguati impianti solari sugli edifici.

Tovaglieri: la Direttiva Case Green “scarica i costi sui governi nazionali e sui cittadini”

Durante una recente intervista, l’Europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri ha sottolineato che la Direttiva Case Green scarica i costi sui governi nazionali e sui cittadini. Nel testo del provvedimento non è previsto nessun capitolo di spesa, soltanto riferimenti generici ad alcuni fondi (Pnrr, fondo sociale per il clima, fondi di coesione) che risultano insufficienti e in buona parte vincolati.

Nei prossimi anni, il governo italiano dovrà trasformare milioni di immobili (residenziali e non) in edifici ad emissioni zero entro il 2050.

La Commissione europea ha stimato in centinaia di miliardi di euro i costi imposti dalla direttiva. Chi pagherà queste ristrutturazioni per l’efficientamento edilizio? Il costo è elevatissimo ed il testo prevede sanzioni per chi non si adegua. Il provvedimento va a colpire i risparmi dei cittadini ed un bene primario come la casa.

La Direttiva, ritenuta un elemento essenziale della strategia europea di efficientamento energetico e di riduzione delle emissioni (Green Deal), è stata adattata a livello nazionale anziché essere armonizzata a livello UE. I tempi, oltretutto, sono stretti e rigorosi: non si tiene conto delle tante famiglie che faticano ad arrivare a fine mese o che hanno sulle spalle un mutuo.

Direttiva Case Green: prima versione e testo definitivo a confronto

La prima versione della direttiva è cambiata notevolmente in almeno 4 punti importanti rispetto al testo definitivo:

  1. Ristrutturazioni – Il target di riqualificazione energetica prevedeva la classe energetica E (entro il 2030) e la classe D (entro il 2033). Con il testo definitivo è stato previsto un patrimonio edilizio a zero emissioni entro il 2050;
  2. Caldaie – Nella prima versione della Epbd veniva indicato un obiettivo nel 2024: il divieto di agevolazioni per caldaie alimentate a combustibili fossili fino al divieto di utilizzare combustibili fossili a partire dal recepimento della direttiva. Tale divieto è stato spostato al 2040 ma gli incentivi restano validi per i sistemi di riscaldamento ibridi come quelli che combinano pompe di calore e caldaie;
  3. Edifici nuovi – Inizialmente, si prevedeva l’obbligo di emissioni zero da gennaio 2026 per i nuovi edifici pubblici e dal 2028 per gli altri edifici nuovi. Nel testo ufficiale l’obbligo di emissioni zero di combustibili fossili per i nuovi edifici residenziali e non parte dal 1° gennaio 2028 per gli edifici pubblici e del 1° gennaio 2030 per i restanti nuovi edifici. Sono previste esenzioni;
  4. Esenzioni – Per certe categorie di edifici, fin dall’inizio, la direttiva ha previsto esenzioni per immobili vincolati. Il testo definitivo stabilisce esenzioni per immobili soggetti a vincolo puntuale o vincolo di area, immobili temporanei, immobili religiosi, della difesa, con dimensioni inferiori a 50 metri quadri e seconde case utilizzate per meno di 4 mesi all’anno.

Quanto dovranno spendere gli italiani per le Case Green?

In Italia, come riporta Il Sole 24 Ore, adeguarsi alle nuove regole imposte dalla Direttiva Case Green costerà tra i 20.000 e i 55.000 euro a famiglia, a seconda della tipologia dell’immobile e della classe energetica di partenza.

Secondo il Report elaborato lo scorso anno da ENEA sulla certificazione energetica degli edifici, il 55% degli attestati APE di prestazione energetica emessi nel 2022 era legato a edifici con basse prestazioni energetiche (vale a dire, classi F e G). Di sicuro, gli interventi della nuova direttiva partiranno da questo tipo di edifici con le peggiori classi energetiche che, nel nostro Paese, sono almeno 5 milioni.

Ricordiamo quali sono gli interventi finalizzati a migliorare le performance energetiche degli edifici:

  • Miglioramento dell’isolamento termico realizzando il cappotto termico e sostituendo gli infissi con sistemi più isolanti;
  • Sostituzione della caldaia con sistemi ad alta efficienza come caldaia a condensazione e pompa di calore;
  • Installazione di un impianto fotovoltaico di ultima generazione chiavi in mano.
Francesco Ciano

Francesco CIANO

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