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Fotovoltaico e Agricoltura

Fotovoltaico e agricoltura: alleanza per il fotovoltaico contro l’allarme Coldiretti

In una nota, l’Alleanza per il Fotovoltaico (associazione fra operatori energetici) ha voluto rispondere al recente allarmismo di Coldiretti. Ha voluto chiarire nei dettagli perché si tratta di allarmismi infondati spiegando che non c’è alcuna ragione di porre in antitesi Fotovoltaico e Agricoltura. E’ tutto il contrario perché sono due realtà non opposte ma compatibili e complementari.

Coldiretti sostiene che la corsa al fotovoltaico mette a rischio l’agricoltura. Denuncia un vero e proprio assalto ai terreni agricoli da parte della fonte rinnovabile numero uno. Il Fotovoltaico sarebbe il ‘lupo cattivo’ che si accaparra terreni senza il consenso delle comunità che li abitano o li usano per coltivare e produrre alimenti. Questo accaparramento è noto con il termine di Land grabbing energetico, fenomeno che di fatto è tipico dei Paesi poveri, ritenuto scorretto da un punto di vista etico.

Con l’allarme di Coldiretti si pone al centro del dibattito la transizione energetica, l’obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti fino ad azzerare l’uso di combustibili fossili per produrre energia. La preziosa alternativa ai combustibili fossili è sfruttare sempre più fonti rinnovabili come sole (fotovoltaico) e vento (eolico). Perché, secondo la denuncia di Coldiretti, il Fotovoltaico dovrebbe mettere a rischio l’agricoltura sottraendo terreni?

Prima di riportare in dettaglio i chiarimenti di Alleanza per il Fotovoltaico, è bene spiegare con quali accuse Coldiretti punta il dito contro il Fotovoltaico e quali sono i miti da sfatare.

Fotovoltaico e Agricoltura: dati Crea-Ispra riportati da Coldiretti

Di recente, Coldiretti ha denunciato che il consumo del suolo, tra cementificazione e Fotovoltaico selvaggio, erode migliaia di ettari di terreni agricoli bruciando un miliardo di cibo all’anno. In tal modo, si aggrava la dipendenza alimentare dall’estero nel nostro Paese. Questa stima riportata da Coldiretti si basa su dati Crea-Ispra diffusa il 22 aprile in occasione della Giornata della Terra.

Dall’ultimo rapporto Ispra emerge che sono stati cancellati 76,8 chilometri quadrati ettari di terreno (2,4 metri quadrati al secondo). Rispetto al rapporto precedente, questo dato è aumentato del 10%. Ad oggi, nel complesso, le superfici occupate si attestano a poco meno di 2,2 milioni di ettari (7,14% del totale nazionale).

In particolare, Coldiretti ha denunciato danni causati dal fotovoltaico selvaggio: intere aree agricole produttive sono state coperte da ettari di pannelli a terra. L’associazione ha usato il termine di ‘far west normativo’ (tradotto in ‘assenza di regole governative del territorio’) che permettono la realizzazione di impianti fotovoltaici da fondi di investimento speculativi.

Il caso emblematico, in tal senso, è quello della Tuscia: nella provincia di Viterbo gli agricoltori lottano contro l’implementazione di nuovi sistemi fotovoltaici realizzati a terra e di pale eoliche. Circa la metà della superficie agricola nella Tuscia è stata occupata dai pannelli fotovoltaici.

Il giusto compromesso, secondo la Coldiretti, per rendere le imprese agricole protagoniste della transizione energetica è dato dalle Comunità Energetiche, da impianti fotovoltaici installati sui tetti e dall’Agrivoltaico sostenibile con sistemi sospesi da terra in grado di integrare la produzione di energia da fonti rinnovabili con il reddito degli agricoltori. E’ questo il modello sostenuto dall’associazione, la soluzione alternativa per una ricaduta positiva sul territorio e sulle colture.

Il presidente della Coldiretti chiede l’approvazione della legge sul consumo di suolo

Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, ha dichiarato che la sovranità alimentare italiana è messa a rischio dall’erosione di terreni fertili. Occorre invertire la rotta, mettere dei paletti al fotovoltaico selvaggio approvando la legge sul consumo di suolo, strumento all’avanguardia per proteggere il territorio del nostro Paese.

Nel denunciare la caccia ai terreni prevalentemente agricoli per l’installazione di pannelli fotovoltaici, Coldiretti sottolinea che è in atto una vera e propria alterazione dell’economia agricola col rischio elevato di perdere importanti produzioni locali. Il cambio d’uso del territorio mette a rischio il lavoro di chi è impegnato nell’attività agricola.

Non solo – continua Coldiretti: l’impatto del solare, considerando le aree in cui sono ubicati gli impianti, può essere ‘devastante’. La perdita di terreni agricoli non accresce soltanto il bisogno di importare generi alimentari: si rischia la deforestazione nelle aree coinvolte e la distruzione di habitat naturali con conseguente effetto anche sui cambiamenti climatici.

In Puglia, il consumo di suolo aumenta alla velocità di 7,18 chilometri quadrati l’anno. Nel 2023, risultano persi altri 718 ettari di terra pugliese per cementificazione, abbandono ed incremento di impianti fotovoltaici a terra. Dal 2016 ad oggi, in base agli ultimi dati Ispra, sono stati consumati quasi 160mila ettari di suolo.

La nota di Alleanza per il Fotovoltaico contro Coldiretti

Coldiretti lancia allarmi su presunti rischi causati ai terreni agricoli dagli impianti fotovoltaici. L’associazione degli agricoltori sostiene che il fotovoltaico causerebbe consumo del suolo in varie aree geografiche italiane, oltre a cementificazione ed occupazione dei terreni grazie ad una normativa fin troppo permissiva.

Secondo Alleanza per il Fotovoltaico, Coldiretti sta creando allarmismi assolutamente infondati e lontani dalla realtà.

L’associazione fra operatori energetici ha spiegato che la tecnologia fotovoltaica non è affatto nemica della tutela e dello sviluppo dell’agricoltura. Al contrario, può e deve avanzare in sintonia con un aumento nell’uso delle fonti rinnovabili, è la soluzione chiave per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, che incide in particolare proprio sul settore agricolo.

Alleanza per il Fotovoltaico ha voluto fornire risposte tecniche agli allarmismi di Coldiretti. Il fotovoltaico a terra è temporaneo, non causa alcuna impermeabilizzazione del suolo, non impoverisce il terreno di humus, nutrienti e biodiversità. Gli impianti fotovoltaici, pur occupando il territorio, non lo consumano: al contrario, lo preservano da utilizzi peggiori. Non richiedono l’uso di cemento, non pregiudicano l’uso agricolo e non hanno nessun impatto chimico. Proteggono da un’eccessiva insolazione gli insetti impollinatori e permettono il risparmio idrico.

Sulla base dei dati Ispra, pur volendo installare a terra i 57 GW previsti dal Pniec per l’intero nuovo fotovoltaico, si andrebbe ad usare una parte davvero minima del suolo italiano, meno dell’1%.

Per i 5 GW annui di fotovoltaico a terra previsti, basterebbero 10mila ettari per gli impianti. Ben poca cosa rispetto all’attuale superficie agricola che risulta essere nel complesso 16,5 milioni di ettari. Conti alla mano, per i suddetti 5 GW di nuovo fotovoltaico, ogni anno si impiegherebbe lo 0,06% della superficie agricola nazionale, ovvero lo 0,6% del territorio agricolo in dieci anni. 

Per il fabbisogno del nuovo fotovoltaico basterebbe utilizzare soltanto i terreni inattivi e incolti che, allo stato attuale, in Italia risultano essere 3,5 milioni di ettari.

E’ facile intuire, quindi, che l’allarme del consumo di suolo è un falso problema.

Alleanza per il Fotovoltaico: “la normativa è tutt’altro che permissiva”

L’associazione tra operatori energetici Alleanza per il Fotovoltaico è intervenuta anche in merito alla questione della normativa chiarendo qual è la situazione reale in Italia.

Tanto per cominciare le autorizzazioni stentano a decollare. Più del 90% dei progetti riceve un parere negativo dalla Soprintendenza e viene definitivamente bocciato.

Coldiretti lamenta una normativa troppo permissiva ma non è affatto così.

Perfino gli iter autorizzativi per impianti minori (Pas) prevedono una valutazione per ogni componente dei progetti da parte di diversi enti. L’obiettivo è garantire che l’interesse pubblico venga soddisfatto.

Le procedure legate alla realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici che interessano i terreni agricoli prevedono l’intervento di:

  • Geotecnici dei Dipartimenti di ingegneria ambientale e civile in merito a questioni di geomorfologia;
  • Genio civile e Autorità di bacino per le questioni idrauliche;
  • Dipartimenti urbanistica chiamati a verificare la reale possibilità di realizzare gli impianti;
  • Dipartimenti agricoltura regionali per la valutazione degli aspetti agricoli;
  • Soprintendenze e Dipartimenti degli enti locali per tutelare i beni in Italia ed esaminare l’inserimento corretto a livello paesaggistico e ambientale.

Insomma, l’iter autorizzativo prevede la partecipazione di numerose strutture, rendendo i progetti sicuri sotto ogni aspetto. La normativa non è affatto permissiva.

Fotovoltaico e Agricoltura non sono due settori in antitesi ma due realtà complementari e compatibili che possono creare una sinergia e rappresentare i pilastri per il tanto auspicato sviluppo sostenibile in Italia. Non resta altro da fare che aprire un tavolo di dialogo tra le parti.

Così si conclude la nota di Alleanza per il Fotovoltaico.

Francesco Ciano

Francesco CIANO

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