Italy for climate

Italy for Climate

Italy for Climate: performance climatica regione per regione e rinnovabili

Italy for Climate. Il cambiamento climatico resta la crisi globale numero uno dei nostri tempi. Nel mondo, l’obiettivo della neutralità climatica rappresenta una sfida necessaria, complessa ma possibile per la riduzione delle emissioni di gas serra. Occorre, innanzitutto, riconvertire i modelli di produzione e di consumo, puntare sulle fonti rinnovabili: per raggiungere un target ambizioso come questo, è necessaria una Roadmap climatica ampia, un quadro generale e chiaro sulla situazione attuale. Italy for Climate lavora da tempo su questa Roadmap climatica con studi, ricerche e dati aggiornati allo scopo di individuare prospettive, strumenti ed obiettivi climatici mirati, concreti, efficaci. Si rivolge a tutti gli attori coinvolti nel processo di decarbonizzazione in Italia per dare una spinta forte ad un’azione comune.

Per centrare l’obiettivo della neutralità carbonica fissato al 2050, le Nazioni Unite hanno lanciato l’iniziativa Race to Resilience rivolta a regioni, comuni, province, imprese, enti finanziari per la condivisione di best practice con un network globale, per interventi di resilienza e sviluppo dei territori. Nel nostro Paese, i referenti dell’iniziativa Race to Resilience sono Italy for Climate e Green City Network in collaborazione con l’Ambasciata Britannica a Roma.

I4C è un’iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile supportata da imprese particolarmente sensibili al tema: ERG, Conou, ING, e2i, illy, Davines. E’ un’occasione per aiutare i territori ad attrezzarsi contro gli impatti climatici.

Italy for Climate, di recente, ha pubblicato i dati di Ranking sulla performance delle regioni italiane verso la neutralità climatica. Come siamo messi in Italia sul finire del 2022?

Italy for Climate: i 7 pilastri della Roadmap climatica

L’iniziativa di Italy for Climate (I4C) ha lo scopo di supportare la transizione verso un’economia ‘carbon neutral’ (ad emissioni zero) entro il 2050 coinvolgendo imprese, istituzioni, opinione pubblica. Pur trattandosi di un’impresa ambiziosa e impegnativa, gli strumenti e le tecnologie in Italia ci sono; bisogna agire subito e in modo efficace per l’ambiente, la nostra salute, l’economia.

Per definire azioni efficaci, bisogna innanzitutto conoscere la situazione attuale e generale. Ecco perché I4C ha pubblicato una proposta di Roadmap climatica che si basa su 7 pilastri:

  • Transizione energetica;
  • Economia circolare;
  • Adattamento al cambiamento climatico;
  • Decarbonizzazione dei trasporti;
  • Agricoltura, gestione delle foreste e dei suoli;
  • Ricerca, innovazione, digitalizzazione;
  • Imposizione di pagamenti per le emissioni di carbonio.

Tutti coloro che contribuiranno per primi al taglio delle emissioni di gas serra potranno beneficiare di vantaggi ambientali, economici, occupazionali anche a breve termine. Il cambiamento climatico preannuncia la creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Italy for Climate: Ranking sulla performance delle regioni italiane

Parte da I4C il Primo Ranking delle regioni sul clima, un Report realizzato in collaborazione con Ispra che misura e valuta le performance delle Regioni italiane 2018-2020 in termini d’impatto sul clima. Ha tracciato una Roadmap climatica per l’Italia (in linea con le indicazioni europee del Green Deal e con i target dell’Accordo di Parigi) finalizzata al taglio di almeno il 50% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto al 1990 (attualmente, la riduzione è del 18%) e di un azzeramento entro il 2050.

Lo scopo di questa Roadmap è fornire una fotografia, una mappa dettagliata di come ogni territorio in Italia sta affrontando le sfide del clima per muoversi verso una necessaria neutralità.

Oltre agli indicatori legati alle statistiche Enea, Ispra, Istat e Gse, Y4C ha utilizzato 3 indicatori:

  • emissioni pro capite di CO2 da utilizzi energetici;
  • consumi pro capite di energia;
  • quota dei consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Per l’anno 2020, in riferimento al primo indicatore (emissioni pro capite di CO2 da utilizzi energetici) la migliore performance è stata registrata in Campania (2,1), cui seguono Lazio e Marche. I risultati peggiori riguardano la Sardegna (9,0), la Basilicata (7,4) e la Valle d’Aosta (7,2), mentre la prima regione sotto la media (4,9 tCO2/ab) è la Lombardia.

Nel periodo 2018-2020, considerando il secondo indicatore (consumi pro capite di CO2), i dati positivi sono relativi a Lazio (-13,6%) Calabria e Veneto (-13%), quelli negativi a Molise, Abruzzo e Valle d’Aosta. Queste ultime Regioni hanno ridotto di pochissimo le emissioni.

Riguardo al terzo indicatore (consumi coperti da fonti rinnovabili), in testa alla classifica troviamo la Valle d’Aosta (105%) mentre al fanalino di coda la Liguria (8%).

Italia non in linea con i target europei ma arrivano segnali positivi

Sommando i dati risultanti dai vari indicatori del Rapporto Italy for Climate, esce fuori una classifica generale del ranking per le varie regioni italiane. La situazione generale è questa: nessuna regione è ancora in linea con i target europei di neutralità climatica al 2030 ma arrivano segnali positivi, in particolare da Campania, Calabria e Lazio. Attualmente, queste tre regioni hanno oltre la metà degli indicatori sopra la media nazionale, registrano buoni valori per le emissioni e per i consumi energetici.

Riguardo alle fonti rinnovabili, la Campania riporta valori migliori della media nazionale mentre il Lazio valori sotto la media.

Una situazione diversa è stata riscontrata in 10 regioni: Piemonte, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna. Questo ‘gruppo centrale’ di regioni presenta buone performance sulle rinnovabili ma più ombre su emissioni e consumi di energia.

Per sette regioni, invece, la maggior parte degli indicatori scelti per tracciare la classifica è sotto la media: Lombardia, Liguria, Toscana, Marche, Molise, Emilia-Romagna e Umbria sono le regioni che hanno gran parte degli indicatori sotto la media, performance particolarmente negative per le fonti rinnovabili, andamenti negativi in genere.

Fonti rinnovabili: a che punto siamo in Italia?

Ogni regione italiana, ogni territorio ha le sue criticità ed i suoi pregi: questa è la fotografia finale scattata dal Report di I4C. Per ciascuna bisogna lavorare su diversi fattori.

A giudicare dai risultati del Rapporto, le regioni possono essere distinte per categorie.

Abbiamo le “rinnovabilissime” (Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Calabria, Basilicata, Molise) già in linea con il target europeo al 2030: almeno il 40% dei consumi energetici è coperto da fonti rinnovabili.

Poi, ci sono le regioni libere dal carbone (Abruzzo, Campania, Basilicata, Molise, Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige), il cui consumo di questo combustibile fossile è stato praticamente azzerato. In Puglia, Lazio e Sardegna è l’esatto contrario: soltanto queste tre regioni consumano l’80% del fabbisogno nazionale di carbone.

Le cosiddette ‘piccole’ (Molise, Basilicata, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) presentano emissioni pro capite di CO2 sopra la media nazionale.

Sono state individuate anche le categorie ‘solarizzate’ e ‘auto-dipendenti’.

Le solarizzate sono le regioni più improntate sul fotovoltaico: se, in media, l’Italia registra 359 watt di fotovoltaico installato per abitante, Puglia e Marche ne hanno più del doppio, mentre la Sardegna è la regione che più di altre è cresciuta nel 2020. Per il fotovoltaico domestico, i numeri sono buoni anche per Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Le auto-dipendenti sono le regioni con più di un’auto per persona come Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.

Le 4 regioni che insieme rappresentano oltre la metà del PIL nazionale (regioni locomotiva d’Italia) sono Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Presentano situazioni decisamente diverse in termini di rinnovabili: la situazione migliore è nel Lazio, cui seguono Veneto, Emilia-Romagna e, per ultima, Lombardia. Ad ogni modo, tutte si possono considerare ‘bocciate’ sul fronte delle rinnovabili.

Italy for Climate contro la disinformazione: i falsi miti sulle rinnovabili

I4C è, di fatto, la prima piattaforma italiana finalizzata alla neutralità climatica che coinvolge imprese, istituzioni, regioni, ecc. E’ anche la prima piattaforma di contrasto alla disinformazione sulle fonti rinnovabili. Promuove un’informazione chiara, basata su dati scientifici riguardo alle fonti rinnovabili ed è per questo che ha voluto sfatare falsi miti; ignoranza e pregiudizi sono spesso il primo freno allo sviluppo delle rinnovabili ed alla transizione energetica.

Ecco quali sono i 5 falsi miti sulle rinnovabili sfatati da Italy for Climate:

  1. Le rinnovabili sono destinate a rimanere marginali: falso. In pochi anni, le fonti rinnovabili hanno trasformato il panorama energetico mondiale. Basti pensare che 8 kW su 10 di impianti elettrici installati sono green;
  2. Le rinnovabili costano troppo: falso. Erano le fonti più economiche ancor prima della crisi energetica: 1 kW generato da fotovoltaico o eolico costa 5 centesimi di €, meno della metà rispetto a fossili o energia nucleare in Europa;
  3. Le rinnovabili ci lasciano al buio: falso. Esistono Paesi che producono elettricità da fonti rinnovabili per oltre il 90%;
  4. Le rinnovabili danneggiano il paesaggio: falso. Per rimpiazzare tutti gli impianti fossili con pannelli fotovoltaici, è sufficiente lo 0,7% del territorio nazionale (un decimo della superficie edificata, meno di 200mila ettari);
  5. Le rinnovabili hanno effetti negativi su economia e occupazione: falso. Grazie a queste fonti green aumentano occupazione e investimenti valorizzando le filiere locali. Si stima che, al 2030, ci saranno 14 milioni di nuovi posti di lavoro nel globo, contro i 5 milioni perduti nell’oil & gas.

Proposta di Legge per la protezione del clima in Italia

La Legge sul Clima dell’UE, approvata a giugno 2021, ha introdotto obiettivi legalmente vincolanti per la neutralità climatica entro il 2050. La Commissione UE, a luglio 2021, ha presentato il pacchetto “Fit for 55” con 13 proposte normative. Un pacchetto che è stato anticipato dai principali Paesi europei: Germania, Regno Unito, Francia e Spagna dispongono già di una Legge sul Clima con target vincolanti a livello nazionale che definisce procedure di implementazione e monitoraggio.

In Italia non esiste una Legge sulla protezione del clima. A dirla tutta, il nostro è l’unico tra i principali Paesi europei a non disporre di una legge del genere, che renda vincolanti gli obiettivi per contrastare la crisi climatica definendo misure efficaci e obbligatorie per i soggetti coinvolti in questa battaglia.

Per questo motivo, Italy for Climate condivide appieno con i parlamentari una proposta di legge a tutela del clima da varare il prima possibile affinché l’Italia si unisca ai Paesi più avanzati come Germania, Regno Unito, Spagna e Francia. Sono questi i Paesi europei più all’avanguardia, dotati di risorse sia finanziarie sia tecnologiche che permettono di agire adeguatamente e in modo responsabile. Possono dimostrare che il processo di decarbonizzazione è fattibile e sostenibile a livello economico: questi 4 Paesi hanno la capacità ed i numeri per trascinare anche i Paesi più arretrati.

Urge una legge per la protezione del clima in Italia: è necessario recepire al più presto i nuovi obiettivi europei ed aggiornare i target adottati nel nostro Paese con il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima (PNIEC) pubblicato a gennaio 2020.

Negli ultimi 30 anni, in Italia le emissioni sono state ridotte di 100 Mton di CO2: l’obiettivo è di ridurle del doppio nei prossimi 10 anni.

Francesco Ciano
Francesco CIANO
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