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Decreto Comunità Energetiche

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Decreto Comunità Energetiche via libera di Bruxelles: modello italiano apripista in UE, svolta storica

Decreto Comunità Energetiche: Grazie a un dialogo che dura da mesi, Bruxelles ha detto sì. E’ arrivata la notizia che tutti gli operatori del settore, i cittadini e la politica italiana attendevano. La Commissione europea ha dato il via libera al Decreto CER.

Oltre ad aver dato l’ok al provvedimento italiano, la Commissione europea ne ha convalidato pienamente il modello. Il modello italiano di incentivazione alla diffusione dell’autoconsumo di energia attraverso le Comunità Energetiche Rinnovabili farà da apripista in UE.

L’ok del provvedimento da parte della Commissione europea era stato preannunciato, con una certa prudenza, dal ministro Gilberto Pichetto Fratin (QE 17/11).

Nel comunicare il via libera, la Commissione europea ha osservato che il regime favorisce lo sviluppo di certe attività economiche. E’ una misura necessaria e adeguata in quanto il sostegno concesso a piccoli impianti non supera il deficit di finanziamento. Funziona da incentivo: gli impianti non sarebbero sostenibili finanziariamente senza un contributo pubblico. Il sostegno produce effetti positivi sull’ambiente in linea con il Green Deal europeo. Di sicuro, gli effetti positivi superano quelli negativi in termini di distorsioni della concorrenza.

Cosa prevede il decreto CER?

Decreto Comunità Energetiche approvato dalla Commissione europea: la soddisfazione del ministro Pichetto Fratin

Il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE), Gilberto Pichetto Fratin, non nasconde l’enorme soddisfazione di fronte a quella che definisce una svolta storica. Si apre una nuova fase storica nel rapporto tra cittadini ed energia.

Finalmente, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) potranno trasformarsi in una realtà diffusa nella nostra Penisola sviluppando le fonti rinnovabili per un futuro green da protagonista.

I benefici abbracciano tutte le tecnologie rinnovabili come fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biomasse.

Pichetto Fratin ha ribadito che grazie alle CER tutti i cittadini potranno contribuire nella produzione di energia pulita e beneficiare dell’autoconsumo a livello economico pur non avendo gli spazi necessari per la realizzazione di impianti FER.

Ha concluso ringraziando tutte le strutture del Ministero e della rappresentanza italiana a Bruxelles per il grande lavoro svolto con gli organismi europei, riconoscendo il valore tecnico delle norme.

Benefici previsti

La misura contenuta nel decreto CER prevede incentivi per 5,7 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi finanziati con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) allo scopo di implementare una potenza complessiva di almeno 2 GW. La potenza finanziabile di 5 GW complessivi ha un limite temporale fissato per la fine del 2027.

Il provvedimento si basa su due misure:

  • Tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa. Si tratta di una tariffa vantaggiosa sulla quantità di energia elettrica consumata dai clienti finali che generano energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo e dalle CER, pagata su un periodo di 20 anni. Questa misura ha un bilancio complessivo di 3,5 miliardi di euro. Verrà finanziata tramite prelievo sulle bollette dell’energia elettrica dei consumatori;
  • Contributo a fondo perduto cumulabile con la tariffa incentivante entro certi limiti fissati. Per ottenere il contributo, è necessario rendere operativi i progetti ammissibili prima del 30 giugno 2026.

Nei Comuni con meno di 5mila abitanti, si prevede un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili in base all’investimento legato alla realizzazione di un nuovo impianto o al potenziamento di un impianto esistente. La potenza di ciascun impianto non può superare 1 Megawatt.

I destinatari della misura sono: gruppi di cittadini, condomini, piccole e medie imprese, cooperative, enti locali, associazioni ed enti religiosi.

Per realizzare una Comunità Energetica Rinnovabile, occorre innanzitutto individuare l’area prescelta per la costruzione dell’impianto e della cabina primaria. In seguito, occorrerà redigere l’atto costitutivo del sodalizio avente come primario oggetto sociale i benefici ambientali, sociali ed economici.

A gestire la misura è il GSE (Gestore Servizi Energetici), il cui compito è valutare i requisiti di accesso ai benefici ed erogare gli incentivi. Su richiesta degli interessati, il GSE potrà verificare l’ammissibilità in via preliminare.

Secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 199 del 2021, gli incentivi dell’energia elettrica generata da impianti FER inseriti in configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell’energia, sono riconosciuti a:

  • Comunità Energetiche Rinnovabili;
  • Sistemi di autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili;
  • Sistemi di autoconsumo individuali di energia rinnovabile a distanza che fruiscono della rete elettrica di distribuzione.

Decreto Comunità Energetiche, come accedere alle agevolazioni: tutti gli step da seguire

In sintesi, per accedere all’agevolazione, bisognerà rispettare i seguenti step:

  • Individuare l’area in cui realizzare l’impianto ed i vari utenti a cui associarsi, collegati alla stessa cabina primaria;
  • Creare la CER attraverso uno Statuto o atto costitutivo avente come principale oggetto sociale i benefici ambientali, economici e sociali;
  • Verificare con il GES, in via preliminare e facoltativa, l’ammissibilità del progetto all’incentivo;
  • Ottenere l’autorizzazione per l’installazione e connessione dell’impianto alla rete al fine di renderlo operativo;
  • Richiedere l’incentivo al GES.

Massimali d’investimento contributo PNRR e spese ammissibili

Ecco, di seguito, i limiti del costo d’investimento massimo per il contributo PNRR:

  • 1.500 euro/kW per impianti fino a 20 kW;
  • 1.200 euro/kW per impianti la cui potenza supera i 20 kW e fino a 200 kW;
  • 1.100 euro/kW per una potenza che supera i 200 kW e fino a 600 kW;
  • 1.050 euro/kW per una potenza superiore ai 600 kW e fino a 1.000 kW.

Le spese ammissibili per fruire dell’incentivo sono le seguenti:

  • Implementazione di impianti a fonti rinnovabili;
  • Lavori edili strettamente necessari per realizzare l’intervento;
  • Fornitura e posa in opera dei sistemi di accumulo;
  • Acquisto e installazione di impianti, macchinari e attrezzature hardware e software;
  • Collegamento alla rete elettrica nazionale;
  • Progetti, indagini geotecniche e geologiche;
  • Studi di prefattibilità e attività preliminari;
  • Direzione lavori e sicurezza;
  • Collaudi tecnici e tecnico/amministrativi, consulenze tecnico/amministrative essenziali per attuare il progetto.

Le ultime 4 voci di spesa sono finanziabili fino al 10% dell’importo.

Nel testo del decreto è specificato che l’IVA non è ammissibile alle agevolazioni, a meno che non sia recuperabile.

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Francesco CIANO

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