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Smaltimento e riciclo pannelli solari

Smaltimento e riciclo pannelli solari: un problema o un’opportunità?

Si parla sempre più spesso di installazione di impianti solari e quasi mai di smaltimento e riciclo di pannelli solari. I moduli hanno una durata e, prima o poi, vanno smaltiti. Dopo 20-25 anni arriva il momento di sostituirli con nuovi pannelli.

Lo sviluppo esponenziale degli impianti fotovoltaici a seguito della crisi energetica e del sempre maggior bisogno di fonti rinnovabili pone il problema dello smaltimento e riciclo dei materiali con cui vengono realizzati.

Sostituire i pannelli diventa necessario sia perché il loro rendimento si riduce parecchio sia perché, dopo 20-25 anni, la tecnologia è andata avanti ed i moduli diventano via via sempre più performanti.

Nel 2050, secondo le ultime stime, arriveranno alla fine del loro ciclo di vita 78 milioni di tonnellate di pannelli solari.

Sulla base di uno studio di Italia Solare, soltanto nel 1° semestre 2022 sono stati installati 71.951 nuovi impianti per 1 GW complessivo di nuova potenza.

I numeri sono destinati a crescere ed il problema dello smaltimento e del riciclo diventerà sempre più concreto ed urgente. Un’alternativa alla sostituzione totale degli impianti fotovoltaici è il revamping dei pannelli solari preesistenti, un sistema che serve a migliorare e potenziare la capacità produttiva di energia.

La principale questione, in termini di smaltimento e riciclo, riguarda i materiali di realizzazione e la modalità con cui i pannelli vengono assemblati tra loro.

E’ importante, a questo punto, conoscere quali sono le necessarie procedure per rottamare i vecchi moduli.

Smaltimento e riciclo pannelli fotovoltaici: i materiali sono riciclabili?

I pannelli solari vengono fabbricati con componenti in vetro, celle di silicio (monocristalline o policristalline) e strutture in metallo.

Come accennato, mediamente un pannello fotovoltaico dura 20 anni (25 per quelli di nuova generazione): negli ultimi anni di attività, possono perdere più o meno efficienza.

Ultimamente, il processo di riciclo dei moduli sta diventando sempre più efficace ed avanzato consentendo di recuperare gran parte delle materie prime con cui vengono realizzati.

Per il riciclo dei materiali, bisogna prima di tutto individuare i moduli ancora utilizzabili. Occorre poi estrarre i singoli componenti e le materie prime da riutilizzare per altri scopi.

In genere, da un modulo fotovoltaico standard di 22 kg si possono recuperare 13,8 kg di vetro, 2,9 kg di alluminio, 2,8 kg di silicio, 1,7 kg di plastiche, 0,2 kg di metalli vari e 0,1 kg di schede elettriche.

Una volta separati i vari elementi, i pannelli sono riciclabili per il 95% (98% in caso di tecnologie più moderne).

L’impatto ambientale dei pannelli solari

I materiali non recuperabili, prime fra tutti le plastiche complesse, vengono bruciati. Sono questi a produrre il maggior danno ambientale.

Il più grande impatto ambientale resta la produzione di pannelli solari che parte dall’estrazione del silicio derivante dalla silice, composta da quarzo e sabbia.

I moderni metodi di produzione del silicio hanno ridotto l’impronta di carbonio sull’ambiente di almeno 12 volte rispetto al passato. Tuttavia, il suo rilascio nell’ambiente resta ancora significativo e non si può ignorare.

In più, a fine vita, i moduli rilasciano nell’ambiente piombo, cadmio, indio, tellurio e molibdeno. Queste sostanze vengono fortunatamente rilasciate in bassi quantitativi tanto da non rappresentare un rischio ambientale concreto. Tale rischio è destinato ad aumentare via via che si moltiplica il numero degli impianti installati.

Trattamento dei RAEE fotovoltaici professionali e domestici

Un corretto riciclo dei moduli permette di ridurre l’impronta ambientale e lo sfruttamento delle risorse naturali.

In Italia, i dispositivi elettronici devono essere smaltiti con precise modalità previste dalle normative che descrivono il trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE). I pannelli solari fanno parte di questa categoria di prodotti.

In base alla potenza dell’impianto, esistono due tipologie di RAEE fotovoltaici:

  • Professionali: impianti con potenza nominale maggiore o uguale a 10 kW;
  • Domestici: impianti con potenza nominale inferiore a 10 kW.

I pannelli di un impianto domestico devono essere portati presso il Centro di Raccolta dei RAEE di riferimento: il trasporto è a carico del proprietario dell’impianto, mentre il costo dello smaltimento grava sul produttore dei pannelli.

La normativa sui RAEE è stata promulgata nel 2014 e rappresenta un’integrazione della Direttiva Europea del 2012.

Smaltimento e riciclo pannelli solari agevolati con Conto Energia

Riguardo allo smaltimento dei pannelli incentivati con iConto Energia, c’è da fare una premessa.

Il Conto Energia, contributo finanziario fornito dallo Stato, viene assegnato in base ai kWh generati per un certo periodo di tempo. Oggi, questo incentivo non è più applicabile, visto che l’ultima attivazione risale al 2012.

Negli ultimi 10 anni di diritto all’incentivo, il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici), ha trattenuto una cauzione per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici.

Una volta smaltito il pannello, l’interessato deve produrre una documentazione che dimostri l’avvenuto smaltimento eseguito in maniera corretta. A quel punto, il GSE provvederà a restituire la cauzione. Quest’ultima è pari a 10 euro a pannello (domestico o professionale che sia).

Il soggetto che dovrà procedere con lo smaltimento ha la possibilità di richiedere al GSE la totale gestione degli interventi di raccolta, trasporto, trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti prodotti dai moduli fotovoltaici incentivati con il Conto Energia.

Un’altra alternativa consiste nell’aderire ad un Sistema Collettivo per gestire e smaltire i pannelli, ai sensi del Dlgs 118/2020.

Il giro d’affari dei materiali riciclati: una potenziale fonte di guadagno

Lo smaltimento di pannelli solari può trasformarsi in una grande opportunità.

Nel 2030 il giro d’affari sui materiali riciclati da moduli fotovoltaici dovrebbe attestarsi ad oltre 2,7 miliardi di dollari arrivando, nel 2050, a 80 miliardi di dollari. Questi dati emergono da un’indagine condotta da Rystad Energy, una società di consulenza norvegese che si occupa di energia e business intelligence.

Attualmente, il guadagno derivante dall’estrazione di alluminio, rame, argento e polisilicio è di 170 milioni di dollari.

Secondo uno studio IEA-PVPS e IRENA, il valore del vetro e di altre materie prime recuperate dal riciclo di pannelli solari potrebbe superare i 15 miliardi di dollari entro il 2050.

In Italia, i moduli fotovoltaici installati sono oltre 880.000: ciò significa che, dopo il 2030, si arriverebbe a 400mila tonnellate di materiale da recuperare e trattare.

Progetto Photorama in Europa

In Europa è in corso il progetto Photorama finanziato dal programma Horizon 2020 con 8,4 milioni di euro. L’obiettivo è implementare soluzioni tecnologiche innovative in grado di massimizzare il recupero di materie prime dai pannelli fotovoltaici a fine vita.

Il progetto Photorama è incentrato sul design dei moduli per rendere ogni componente del pannello facilmente riciclabile. Per il recupero semplificato e rapido dei materiali entrano in gioco nuove tecnologie come quella di delaminazione che separa in modo efficace ed efficiente le celle solari dalla lastra di vetro e nuovi processi chimico-fisici.

La tecnologia che verrà sviluppata grazie al progetto Photorama consentirà di recuperare dai pannelli circa il 100% dei materiali, con un grado di purezza mai raggiunto prima d’ora.

Francesco Ciano
Francesco CIANO
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